PRINT HOUSE INDUSTRIA GRAFICA: faccia a faccia con Enrico Reffo.

PRINT HOUSE INDUSTRIA GRAFICA: faccia a faccia con Enrico Reffo.

Abbiamo scambiato due chiacchiere con Enrico Reffo, amministratore di Print House Industria Grafica, che racconta i suoi primi 50 anni in un’azienda nata a Padova nel 1953 ed ancora attiva nel mondo della stampa con un nuovo assetto societario, nuovi investimenti e tante novità da scoprire.

Dopo tanti anni e dopo i tanti cambiamenti che hanno interessato questo mercato, cosa la spinge ad esserci ancora per affrontare nuove sfide e perseguire nuovi obiettivi?

Di sicuro due cose fondamentali: la passione per questo lavoro e la necessità di proseguire un cammino che è iniziato molto lontano, che vivo in prima persona da 50 anni, ma che ho ereditato dai miei genitori. La passione è un elemento irrinunciabile: senza passione nessuna attività può dare risultati, non solo a livello imprenditoriale. Questo vale per tutte le professioni, soprattutto in un’epoca in cui la nostra vita lavorativa ha subito un consistente prolungamento. Non è possibile fare alcunché senza passione: dall’impiegato, al manager, all’imprenditore, al designer. La passione ed il fascino per un’attività iniziata dai miei genitori nel dopoguerra mi hanno fatto arrivare fino a qui sentendo ancora dentro la voglia di crescere, di esserci sempre.

Dal dopoguerra al primo ventennio del nuovo millennio: sono due epoche lontanissime anche se separate da pochi decenni: cos’è cambiato in questo mondo.

È cambiato tutto: è cambiata la società e di conseguenza i nostri stili di vita, è cambiato il mercato in cui operiamo, sono cambiati i clienti, è cambiato il mondo del lavoro. Le innovazioni tecnologiche hanno imposto un’accelerazione sempre crescente e rivoluzionato processi industriali che avanzavano a passo d’uomo prima dell’avvento del digitale. Non saprei fare una previsione su come potrà essere in un futuro prossimo, ma sono convinto che l’evoluzione di questo settore sia ancora in corso e costringerà le nuove generazioni a confrontarsi con altri cambiamenti radicali, altre innovazioni, altre trasformazioni.

Com’era la prima Print House, nata nel dopoguerra a Padova?

Era una famiglia e al tempo stesso una casa per noi, i Reffo, ma anche per le persone che ci lavoravano. Una piccola famiglia che nel tempo si è allargata e ha visto passare tante persone con cui abbiamo condiviso momenti di entusiasmo e momenti difficili; una casa per tutti perché da quando i miei genitori hanno avviato l’attività, noi abbiamo sempre vissuto in azienda. La prima sede era collegata alla nostra abitazione ed ho ancora il ricordo di bambino quando mio padre si alzava per primo la mattina, scendeva in azienda ad avviare le macchine ed organizzava il lavoro, poi mi accompagnava a scuola. Sono cresciuto così, con quell’odore inconfondibile che sprigiona una tipografia. Abbiamo iniziato davvero con una piccola produzione molto legata ad un’epoca di crescita economica che abbiamo poi saputo interpretare correttamente negli anni seguenti per crescere sempre e rinnovarci.

Una piccola azienda e molto lavoro grazie al quale suoi genitori hanno saputo crescere 3 figli, trasmettendo loro tutta la passione necessaria per proseguire l’attività tanti anni.

Non proprio. Siamo tre fratelli, ma io sono l’unico che ha sempre seguito l’azienda di famiglia fin dai tempi della scuola. Conclusi gli studi, ho affiancato i miei genitori ed ho iniziato a lavorare con loro, naturalmente facendo tutta la gavetta: dalla logistica, che all’epoca era qualcosa di meno sofisticato rispetto ai tempi attuali, alla stampa, al confezionamento, ai rapporti con i fornitori e con i clienti. I miei fratelli hanno scelto strade diverse, completamente diverse dalla mia e dalla vocazione familiare: mio fratello Giancarlo ha sempre avuto la passione per la medicina, si è laureato a Padova negli anni ’70, con una specializzazione in cardiologia, una carriera di 40 anni fino a diventare Primario di Medicina a Este e Monselice. Mia sorella, invece, ha intrapreso a Padova la professione di insegnante.

Quindi negli ultimi anni le sorti dell’azienda sono sempre state sulle sue spalle.

Abbiamo vissuto diverse epoche in Print House. Quando gli anni trascorsi hanno consigliato ai miei genitori di passare il testimone, con alcuni soci abbiamo creato una nuova realtà imprenditoriale, in una sede più grande e moderna nella zona industriale di Albignasego. Avevamo bisogno di nuovi capitali da investire in un nuovo progetto di più ampio respiro; dovevamo introdurre nuove tecnologie, individuare nuove professionalità ed aggiornare il nostro processo produttivo ai profondi cambiamenti dei primi anni ’90. Con questo assetto societario abbiamo percorso assieme poco meno di trent’anni, per arrivare recentemente ad una nuova “rifondazione” di Print House Industria Grafica, ancora una volta con nuovi investimenti e tanta voglia di andare avanti.

Rispetto al passato, ai tempi in cui iniziarono i suoi genitori, sembra che la necessità di rivedere gli assetti aziendali, di aggiornare le proprie strategie, di perseguire nuovi obiettivi sia sempre più frequente.

È proprio così. Per quasi 40 anni abbiamo mantenuto un sistema produttivo pressochè invariato. Il nostro business era la stampa di materiali in formati standard come biglietti da visita, buste, carta intestata, titoli di viaggio (che sono da sempre una delle nostre specializzazioni), locandine, manifesti, ecc. Il settore non ha subito grandi trasformazioni fino all’avvento prepotente delle nuove tecnologie digitali. Avevamo una composizione manuale, una prestampa digitale era ancora inimmaginabile. Poi, velocemente, tutto ha iniziato a trasformarsi ad una velocità incredibile. Arrivarono i primi computer Apple, le prime pellicole, le sviluppatrici di lastre, poi sparì la composizione, non avevamo più artigiani compositori in vestaglia blu ma giovanissimi che avevano da poco concluso gli studi ed entravano per la prima volta nel mondo del lavoro per gestire la nuova prestampa digitale fatta di macchine che finora pochi avevano conosciuto.

E non finisce qui?

Credo che questo processo di evoluzione che riguarda questo mondo non finirà mai. 25 anni fa eravamo convinti di aver fatto un passo avanti tale da poter “stare tranquilli” per un po’. Ricordo ancor oggi il primo giorno di lavoro con il nuovo sistema CTP per la produzione delle lastre: sembrava una rivoluzione definitiva; e invece dopo pochi anni siamo ancora qui ad inserire innovazione su innovazione, ad esplorare nuovi mercati, a credere su nuovi prodotti, a rivedere ancora una volta il nostro parco macchine per poter dare il meglio ai nostri clienti, ad impiegare ulteriori investimenti.

Il suo ricordo più bello in tanti anni di lavoro.

Senza dubbio la vicinanza e il calore delle persone che in Print House ci sono ancora e ci sono sempre state in questi anni; dai più grandicelli, a quelli che sono arrivati da ragazzini e sono cresciuti con noi fino ad avere una famiglia e dei figli. Per un imprenditore è determinante sapere di poter contare sulle persone che ha vicino pensando di condividere con loro la passione e l’entusiasmo che sono la forza di ogni azienda. E poi conservo ancora il ricordo di mia mamma, tanto esile e minuta, con la sua immancabile vestaglia blu, la sua sigaretta sempre accesa, ma tanto forte e tanto importante per questa azienda e per tutti noi.