CARTA PER ALIMENTI: la normativa su tovagliette e packaging.

CARTA PER ALIMENTI: la normativa su tovagliette e packaging.

Da sempre, la normativa italiana che riguarda i materiali a contatto con gli alimenti è molto severa e avanzata, tanto da essere considerata un “modello” in ambito comunitario.

Il DM 21 marzo 1973 introduce il principio per il quale, in considerazione del tipo di alimento che entra in contatto con il materiale cartaceo, si dovranno considerare alcune specifiche limitazioni. Le carte e i cartoni devono rispondere a precise carattersitiche tecniche riguardanti la loro composizione.

Il legislatore italiano è intervenuto, in seguito, più volte disciplinando la “capacità estrattiva” dei materiali usati (carta e plastica) nei confronti dei cibi con i quali si realizza il contatto, ovvero definendo, con dei parametri, specifici la purezza minima necessaria.

Oggi, il quadro normativo di riferimento che regola il contatto con gli alimenti (MCA) è rappresentato dai regolamenti 1935/2004 e 2023/2006.
Con questo sistema di norme si è stabilito che, carta e imballaggi non devono trasferire agli alimenti sostanze chimiche che presentino dei fattori di rischio di varia entità:

– sono sostanze che in genere costituiscono un pericolo per la salute;
– sono sostanze che comportano una modifica del prodotto con cui sono a contatto;
– sono sostanze che possono deteriorare le caratteristiche organolettiche di un alimento.

La legge impone quindi dei limiti precisi per le così dette “sostanze di carica” che si possono trovare nei materiali usati per la realizzazione di tovagliette di carta e packaging alimentare:

– massimo 10% nel contatto con alimenti come pizza o carni;
– massimo 25% nel contatto con alimenti secchi come zucchero, sale, farina, pasta;
– massimo 10% se si tratta di sostanze solubili;
– massimo 5% se si tratta di sostanze non solubili.

La medesima normativa stabilisce inoltre che tutti gli alimenti per i quali si prevede un contatto con carta e cartone d’imballaggio devono contenere un quantitativo di piombo inferiore a 3 µg/dm2 e un contenuto di PCB (policlorobifenili) inferiore ai 2 mg/kg.

Sono sicuramente norme molto restrittive, orientate alla tutela della salute del consumatore. La loro influenza è quotidiana e la loro applicazione si è estesa in modo esponenziale anche in considerazione del variare delle nostre abitudini alimentari. E’ aumentata infatti considerevolmente la quantità consumata di cibi confezionati – nuove tecnologie di preparazione alimentare hanno introdotto prodotti che pochi anni fa non esistevano – ed è aumentata la diffusione di cibi da asporto oppure consumati in situazioni diverse da quelle a cui eravamo abituati.

La norma ha introdotto il concetto del “contatto con gli alimenti” proprio per poter disciplinare tutte le fattispecie possibili di interazione di un materiale con un alimento: quindi non solo l’imballo tradizionale come una scatola, un contenitore, un packaging di confezionamento, ma altresì tutte le ipotesi che vanno oltre a questa funzione.

Le tovagliette di carta, sempre più diffuse nei locali, non sono un imballaggio vero e proprio, ma rappresentano per il legislatore una situazione di rischio che potrebbe concretizzarsi nel contatto con gli alimenti serviti.

Quali aspetti è necessario considerare nella produzione di tovagliette di carta?

Per realizzare una tovaglietta di carta che viene utilizzata come coperto in sostituzione delle tradizionali tovaglie in un ristorante oppure come base d’appoggio su un vassoio in una mensa, in un fast-food o in qualsiasi situazione, è necessario utilizzare carta per alimenti (se neutra, non stampata) e inchiostri per alimenti nel caso sia personalizzata.

Si è diffusa tuttavia l’abitudine di realizzare tovagliette di carta utilizzando materiali e inchiostri comuni e riportando la dicitura “non per alimenti”. E’ una strada che molti brand della grande distribuzione alimentare stanno seguendo da anni, ma si tratta di una scelta che in alcuni casi (seppure molto rari) è stata sanzionata perché non può prescindere dal contatto con l’alimento fresco sfuso. Si pensi, ad esempio, alle patatine fritte o all’hamburger, seppure serviti su appositi contenitori in carta alimentare, ma appoggiati su un vassoio su cui si trova una tovaglietta personalizzata: è evidente che il rischio di fuoriuscita di prodotto fresco, sfuso, cotto è altissimo, con conseguente contatto con una carta e inchiostri non adatti a questa situazione.

Il formato tradizionalmente utilizzato è di cm. 40 x cm. 30, una misura standard, utilizzabile sia nel caso in cui la tovaglietta sia un elemento decorativo del coperto in sostituzione della tovaglia, sia nel caso si tratti di una tovaglietta da posizionare su un vassoio, per fast-food, mensa o altro.

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